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Gli amici di Paco : basta con questa inutile barbarie

In seguio alla macabra uccisione di un gatto, arrostito da un extracomunitario a Campiglia Marittima, la fondatrice del Fondo Amici di Paco Diana Lanciotti, scrive al Presidente Mattarella



Sui social circola un video girato davanti alla stazione di Campiglia Marittima in provincia di Livorno, in cui un extracomunitario, dopo aver presumibilmente sbattuto sull’asfalto un povero micio lo arrostisce su un fuoco da lui stesso acceso. Non metto il link perché voglio risparmiarvi l’orrore, anche se credo che in tanti l’avrete già visto.
Allora: già il fatto di accendere un fuoco per strada non è ammissibile. Quindi anche a voler dire, come fanno e faranno in tanti, “ma le usanze… cosa volete che sia un gatto… la fame…” non ci siamo. Siamo fuori regola.
Ma… ammazzare e fare arrosto un gatto come lo vogliamo definire? Fame? Usanze diverse? Diversa civiltà? Tradizioni culinarie?
E come vogliamo definire un uomo che prende un gatto e lo fa arrosto? Lo vogliamo chiamare “risorsa”? Esempio a cui ispirarci? Tentativo di integrazione non riuscito?
Io lo chiamo essere immondo, immorale, schifoso. Lo chiamo sottoprodotto del genere umano. Lo chiamo feccia, scarto, abominio.
Non lo chiamo “bestia” come qualcuno sta facendo. Perché non sono di certo le bestie a commettere atti di una crudeltà così rivoltante. Sono solo gli esseri (dis)umani.
È ora di finirla.
BASTA, BASTA, BASTA. Basta con il “politicamente corretto” secondo il quale quelli lì, quelli che vengono qua a portarci delinquenza, barbarie, sporcizia e malattie dobbiamo continuare ad accoglierli e sopportarli. BASTA.
Alt! Non ho detto TUTTI, perciò evitate di darmi della razzista perché cadreste veramente male e sul piano dialettico vi distruggerei. Ho detto QUELLI LI’, quelli che vengono qua portati dai trafficanti di vite umane, cioè da quelli che chiamo “aguzzini dell’accoglienza” ai quali ho dedicato tanti articoli negli ultimi anni e anche una sezione del mio nuovo libro Antivirus. Emergere dall’emergenza. QUELLI LI’ che arrivano con i barconi, attratti con l’inganno e l’illusione di una vita migliore per essere invece tenuti ai margini della società, sfruttati e maltrattati, vittime del colossale business dell’accoglienza e obbligati a delinquere per sopravvivere in quello che credevano il Bengodi, e invece è solo un inferno. E se siete dalla parte di coloro che si spacciano come salvatori di questi poveracci, essendone invece solo degli aguzzini, siete moralmente loro complici. Non venite perciò a fare la morale a me, perché se approvate e favorite l’ipocrisia dell’accoglienza non siete tanto diversi da questi loschi speculatori. Ma torniamo a questo fatto raccapricciante del gattino fatto arrosto. La nostra civiltà è fondata su valori come il rispetto e la comprensione verso gli esseri viventi. Gli animali (soprattutto quelli domestici, che occupano felicemente le nostre case e sono a tutti gli effetti considerati parte della famiglia) hanno acquisito un ruolo importante nelle nostre case e nella nostra società. Non solo dispensatori di affetto e compagnia, ci curano, ci soccorrono, ci proteggono. Lasciamo stare che personalmente non faccio differenze tra animali d’affezione e i cosiddetti “animali da reddito”: a entrambe le categorie attribuisco stessa dignità e stessi diritti. Ma non voglio addentrami in questa strada impervia per non uscire dal seminato e cascare nella trappola dei “carnivori”, che ogni volta che un vegetariano esprime il proprio pensiero cercano di smontarglielo nei modi più folcloristici e anacronistici. A volte addirittura violenti. No, non è questa la sede. Mi basta, per ora, ricordare l’altro mio libro, La vendetta dei broccoli, dove ho trattato proprio il tema degli allevamenti intensivi e delle scelte alimentari. Soffermiamoci invece, concentriamoci tutti per almeno un minuto, l’interminabile minuto per cui dura quell’orripilante filmato, e aggiungiamo i minuti, o anche solo i secondi, che quel micio deve aver vissuto prima di essere trucidato. E per un secondo, non pretendo di più, immaginiamo che al posto di quel gattino ci sia il vostro micio o il vostro cagnolino, che amate e che vi ama. Non vi manca l’aria, al pensiero, non vi si torce lo stomaco, non vi viene da piangere, urlare, inveire?
E ora, vedendo quell’orrore, pensando a quell’orrore, immedesimandoci in quell’orrore, vogliamo continuare ad accettare che questi rifiuti della società vivano in mezzo a noi?Vogliamo continuare a fare i misericordiosi, a spalancare i porti, le porte e le braccia a esseri che non sono capaci di integrarsi, di fare propri i nostri valori, di capire la sacralità della vita, che sia umana e animale poco cambia? Non possiamo continuare a subire. Non è, non era solo un gatto. Non è solo lì la questione. Uccidere un animale è la porta spalancata verso qualunque altro tipo di abominio e crudeltà. Dobbiamo finirla di sopportare, giustificare, autoflagellarci. La nostra civiltà è sotto attacco. Oggi parliamo di questo povero micio (e io lo sto facendo anche come fondatrice di un’associazione che da 23 anni si occupa di tutela degli animali), ma ogni giorno parliamo dei reati e dei crimini commessi da questi incivili verso esseri umani. Verso di noi, i nostri cari, i nostri valori, i nostri simboli, la nostra cultura, la nostra civiltà, calpestata, svilita, depredata. Ogni giorno contiamo le vittime di questa barbarie che ci siamo portati in casa, vittime a cui nessuno dei politici o dei giornalisti progressisti dedica il ginocchietto in terra… Allora tocca a noi. Noi che non abbiamo venduto l’anima e il cervello al demone del “politicamente corretto”, che sarebbe meglio chiamare “politicamente corrotto”. Noi che non siamo contagiati dal virus della rassegnazione. Facciamoci valere, facciamoci sentire. Urliamo il nostro orrore. Esprimiamo il nostro disgusto. Chiediamo giustizia. Non limitiamoci a stigmatizzare l’episodio sui social. Chiediamo alle istituzioni e alla giustizia di fermare questi scempi. Di intervenire senza mezzi termini contro il comportamento abominevole di questo assassino. Almeno questa volta non lasciamogliela passare liscia andando a cercare col lanternino improbabili e impossibili attenuanti. Quando si ammazza, animale o uomo che sia, non ci sono attenuanti. Non lasciamo correre perché, se lo faremo, daremo un esempio di debolezza, di degrado, di corruzione morale. E QUELLI LI’, quelli che non sanno e non vogliono capire e accettare i nostri valori, ne approfitteranno e crederanno che tutto gli sia concesso. Di poter portare da noi il loro modo di vivere barbaro, incivile, immorale. Diciamo BASTA. Scrivete i vostri commenti sul mio sito. Li raccoglierò per inviarli ai politici e alle istituzioni che con il loro atteggiamento da struzzi o da conniventi hanno portato questo schifo in casa nostra. In Italia, la nazione che noi onoriamo, e che loro hanno disonorato.
 
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